I pendolari orvietani hanno scoperto che alle FS piace l’old-style
Sabato, 31 Gennaio 2009
Da domani chi è obbligato a recarsi a Roma in treno per lavoro si troverà a dover pagare un buon 5% in più sull’abbonamento ferroviario. Non è, come hanno erroneamente scritto in tanti, un fulmine a ciel sereno ma il risultato di un accordo risalente al ‘07, fra Trenitalia e il coordinamento degli assessori regionali, In quest’accordo è previsto un aumento tariffario scaglionato sia per gli abbonamenti che per le corse semplici. In pratica gli abbonati dopo l’aumento del 2008 si troveranno un nuovo aumento anche nel 2010, ultimo dei tre scaglioni in cui è stato diviso l’aumento previsto dei costi di abbonamento. Per i biglietti semplici quello di domani sarà l’ultima tranche, almeno per ora.
Onestamente non c’è un grande scandalo in questo. Negli anni i costi di gestione del servizio aumentano, anche solo dell’inflazione, e Trenitalia non può più permettersi di gravare sul bilancio dello stato senza colpo ferie. Quello che stona, e tanto è tutto il resto. A guardare le tante novità presentate dall’azienda monopolista del trasporto su ferro sembra quasi che questa abbia preso a consulenza un burocrate sovietico o bulgaro dei tempi comunisti andati per trovare le migliori. Sembra strano, ad esempio, ma i 126 KM che separano Orvieto da Roma non sono uguali, sono diversi, se si prende un interregionale o un intercity. Già, prima, infatti, si pagava la differenza di servizio con il famoso “supplemento”, ora questo non basta più. Il supplemento c’è ma il biglietto che prevede un pagamento chilometrico non può essere utilizzato indistintamente su ogni categoria di treno. No, il burocrate ha deciso che ognuno deve farsi il suo biglietto, per favorire l’immobilità.
Non è tutto, sempre lo stesso burocrate ha anche deciso che chi effettua l’acquisto di un abbonamento on-line, evitando di intasare gli sportelli delle biglietterie e file inutili e dannose, non sarà più premiato con sconti o altro, ma addirittura verrà penalizzato perchè, come si potrà facilmente scoprire direttamente su internet, “Per ragioni tecniche, l’abbonamento regionale, se acquistato online, non è valido in appoggio a Tessera ICPass e a Carta di Ammissione di qualsiasi tipo” recita direttamente un avviso sul sito. E allora si torna alla vecchia biglietteria obbligano chi già passe tante ore fuori casa a ritardare l’agognato rientro per farsi l’abbonamento old-style.
Ma non è finita qui. i tempi di percorrenza degli interregionali rischiano di dilatarsi drammaticamente per chi a Roma deve timbrare un cartellino. Certo chi ha studiato non ha cartellini da timbrare altrimenti non si sarebbe inventato orari come quelli in vigore; soprattutto non avrebbe scelto la percorrenza sulla linea lenta dei treni più utilizzati da pendolari con busta paga inferiore ai 1500,00 euro al mese. C’era una volta il famoso”Parma” che partiva da Roma alle 18,05 e fermava ad Orvieto alle 19,40 circa; da giugno si rischia un ritorno al passato con l’istradamento sulla cosiddetta lenta dei treni della mattina. Eppure bastava poco, bastava lasciare tutto intatto almeno nelle fasce orarie più affollate, magari con treni a fermate sfalsate per non appesantire troppo il sistema. Bastava permettere la salita sugli IC con un supplemento in abbonamento come nel recente passato. E a chi sostiene che gli ultimi cambiamenti permetteranno un miglioramento del servizio basta portare una tabella dei ritardi e dei disservizi, basta ricordare che la Costituzione tutela la mobilità dei cittadini, basta ricordare che nel resto d’Europa si favorisce l’emigrazione dai grandi centri migliorando i servizi di trasporto, modernizzandoli e solo successivamente aumentando i costi, in questo caso giustamente.
Da giungo, dunque, per i pendolari si prospetta un ritorno al passato con buona pace di chi, nelle istituzioni e nel gruppo FS sbandiera le conquiste delle nuove tecnologie e l’utilizzo di internet per allargare la platea dei clienti e abbattere i costi. In FS sembra tanto che per abbattere i costi si utilizzi il metodo dell’abbandono e dei tagli, senza prestare attenzione a chi puntualmente ogni mese versa soldi cash, a questi si chiede un aumento non non gli si offre un servizio migliore o più consono alle loro esigenze, anzi si torna al 1988 con i tempi di percorrenza e la qualità rimane ferma. Allora c’è da chiedersi, ma perchè l’aumento se non c’è alcun vantaggio?
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