Orvieto: la sinistra ha fatto sboom e lascia la città al centro-destra
Martedì, 23 Giugno 2009
Non è ancora calata la sera che ad Orvieto si è consumato il dramma del centro-sinistra. La città del Duomo ha un nuovo sindaco, Antonio Concina, che ha vinto ampiamente con il 55,80%. I più partigiani della sinistra commentano seccamente “che botta!”. Altri dicono, “ecco che succede quando la sinistra decide di farsi male da sola”.
I sostenitori del neo-sindaco festeggiano, sfilano, espongono bandiere dal Comune e iniziano a pensare a domani, al futuro, che si presenta irto di difficoltà con un consiglio comunale che ha le lancette ancora spostate a sinistra, di pochissimo. L’ago della bilancia vero è Carlo Tonelli capro espiatorio della sconfitta. Nove sono gli eletti del Pd, uno di Sinistra e Libertà e uno del Pdci e già iniziano a circolare le voci di passaggi, incertezze, malumori. Nelle segrete stanze dei partiti iniziano anche le analisi sul voto. Ma cosa è successo?
Andando a scorrere i voti espressi nei vari seggi sembra molto chiaro anche ai meno avvezzi alla politica. Non hanno retto i fortini della sinistra e del Pd in particolare, Sferracavallo, Ciconia, Orvieto Scalo, Corbara, Morrano e altri. Ma la strada della sconfitta è iniziata molto prima, dall’annuncio delle primarie per la precisione. Quando Loriana Stella ha scelto la sfida interna al Pd tutti gli equilibri si sono rotti. Il partito è diventato una sorta di Fort Apache con attacchi e colpi bassi che non si sono visti neanche durante la campagna elettorale ultima. Le primarie hanno scosso le certezze di quello zoccolo duro che ieri si è rivelato molle.
E’ troppo facile, ora, addossare la colpa a quella parte del partito che è risultato sconfitto alle primarie. Le cause vanno cercate altrove. Innanzitutto bisogna guardare in casa Pdci dove una famiglia ha fatto tutto, ha scelto, ha combattuto, ha tolto risorse e linfa a tutto il centro-sinistra, ha determinato il ballottaggio e poi ha continuato in un atteggiamento a dir poco strano. Il Pdci ha vissuto quella situazione stra che è stata della Stella alle primarie, con tutto il partito schierato in maniera diversa a livello provinciale e regionale e Piccini-Tonelli, duri e puri, a tenere alta la bandiera dell’autonomia dal nemico.
La storia non si fa con i se e con i ma, questo è vero, ma il il 6% circa (abbiamo fatto la tara della lista civica di appoggio) di Tonelli sarebbe bastato a far vincere il centro-sinistra addirittura al primo turno. Un secondo capitolo dell’analisi della sconfitta deve essere assolutamente dedicato al Pd. Loriana Stella ha vinto le primarie per la grande voglia di rinnovamento che si respirava in città. Al momento della compilazione delle liste, però, il rinnovamento è apparso azzoppato e gli eletti, nell’intera coalizione, sono risultati, in gran parte, i soliti noti. Critiche sono piovute anche per il pezzo di squadra presentato in una conferenza stampa. Bruno Pecchi, ex-direttore della CRO, è risultato indigesto ai piccoli e medi imprenditori e, vox populi, ai dipendenti stessi della banca che hanno scioperato un’unica volta nella loro storia, proprio contro l’uomo del bilancio.
Il partito non ha raccolto l’istanza di rinnovamento chiesto non tanto sommessamente dalla base e dagli oltre 6mila cittadini orvietani che si sono recati a votare per le primarie. La macchina ha lavorato, preferenze alla mano, per alcuni e non per altri.
L’ultima causa interna al centro-sinistra è da ricercare negli appelli fuori tempo massimo. Le voci che si sono rincorse in queste ore sono troppe per non risultare in parte vere. Alcuni personaggi posti fuori dal seggio ricordavano ai votanti tutto il bene fatto, la reazione è stata immediata. Non ci sono prove, ma su facebook in molti hanno confessato di non aver gradito queste presenze e le telefonate fatte a ridosso del 21 giugno.
La seconda parte di questa analisi a caldo deve essere riservata al centro-destra e al candidato Concina. Il centro-destra non ha vinto le elezioni, Concina ha vinto il ballottaggio. E’ certo che può cantare vittoria Orvieto Libera, una lista civica e politica che in pochi mesi, un po’ come Forza Italia nel ‘94, ha convinto persone note e meno note, ha imposto il candidato sindaco della coalizione e ha preso tanti. tantissimi voti. Toni Concina ha parlato per tutta la campagna di rinnovamento e metodo e poi ha aggiunto partecipazione e coinvolgimento di tutti. Ora la palla passa proprio al rinnovamento e al metodo perchè le scelte difficili sono dietro l’angolo, quelle che potrebbero far cambiare le maggioranze in consiglio, per il bene della città. Ci sono tante partite da giocare, la Piave, l’assestamento di bilancio, il futuro dei pendolari, il collegamento con Viterbo, la manutenzione delle strade, il Centro Studi, la TeMa, e tante altre questioni da vedere. I banchi di prova da qui al 30 settembre sono tanti e pericolosi per la mancanza della maggioranza in consiglio. E’ vero, forse, che mai come questa volta, servono le competenze e non le appartenenze politiche; servono le esperienze per gestire alcuni passaggi difficili delle partecipate e Concina dovrà lavorare di cesello soprattutto per calmare i sacrosanti bollori interni al Pdl, in particolare.
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